Un cinema o forse piĆ¹.

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OLTRE LE FRONTIERE Carcere di Canton Mombello

OLTRE LE FRONTIERE Carcere di Canton Mombello

OLTRE LE FRONTIERE - Dialoghi con gli autori
Tre proiezioni commentate da tre registi nel Carcere di Canton Mombello



Il cinema approda tra i detenuti grazie a Fondazione Brescia Musei e Caritas diocesana


Il cinema e i suoi protagonisti per superare i confini del carcere, per riflettere e incentivare il dialogo interreligioso tra i detenuti di Canton Mombello: da un’idea della direttrice del carcere cittadino Francesca Gioieni e del direttore di Fondazione Brescia Musei Luigi Di Corato – grazie alla collaborazione tra Fondazione Brescia Musei – Nuovo Eden, Casa Circondariale Canton Mombello, Caritas diocesana di Brescia e Università Cattolica – nasce Oltre le frontiere - Dialoghi con gli autori, un nuovo progetto speciale rivolto ai detenuti. Tra gli obiettivi strategici dell’amministrazione penitenziaria ci sono, infatti, la convivenza e il dialogo interculturale e interreligioso e Oltre le frontiere si propone di stimolare un ulteriore confronto, aprendo le porte del carcere a tre registi che hanno affrontato in modo attento questi argomenti. La rassegna prevede tre proiezioni – dedicate esclusivamente ai detenuti, tra marzo e maggio – al termine delle quali s’instaureranno momenti di dialogo con gli autori, moderati dal professor Carlo Susa, docente all’Università Cattolica e all’Accademia Santa Giulia. I prodotti audiovisivi sono stati selezionati per questo progetto non solo perché sono in grado di far riflettere su alcuni temi cruciali per la popolazione carceraria, ma anche perché suscitano emozioni e hanno una fruizione leggera e godibile, talvolta grazie all’uso di un’ironia mai banale.

Il primo appuntamento, a cui hanno partecipato una cinquantina di detenuti, si è tenuto il 22 marzo con Andrea Pellizzer e Adil Azzab e il loro My name is Adil (Italia, Marocco 2016), film biografico sulla vita di uno dei due registi, Adil Azzab, marocchino trentenne, in Italia dall’età di 13 anni. My name is Adil racconta della separazione dalle proprie radici e della volontà di integrarsi in un nuovo contesto, senza dimenticare le proprie origini. Il 13 aprile, sempre con la partecipazione di una cinquantina di detenuti, è stata la volta dei bresciani Elia Moutamid e Valeria Battaini, autori e protagonisti della web serie Arabiscus (Italia, 2016-2017), progetto ironico e irriverente per comprendere e sfatare alcuni pregiudizi sul mondo islamico e sulla lingua araba. Moutamid, regista italo-marocchino, è anche autore del documentario biografico Talien, recentemente premiato in festival nazionali e internazionali (Torino Film Festival, Social Relevant Film Festival di New York, Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina e una menzione speciale ai Nastri d’argento). A chiudere la rassegna il 4 maggio sarà Antonio Augugliaro, co-regista (insieme a Gabriele Del Grande e Khaled Soliman Al Nassiry) del documentario Io sto con la sposa (Italia, Palestina, 2014): i registi hanno deciso di aiutare un gruppo di profughi di origine siriana e palestinese in fuga verso la Svezia, inscenando un corteo nuziale e attraversando mezza Europa. In un viaggio di quattro giorni e tremila chilometri, non ci si sposta solo nello spazio, ma si va alla scoperta di un itinerario carico di emozioni che oltre a raccontare le storie e i sogni dei cinque palestinesi e siriani in fuga, mostra un’Europa sconosciuta, transnazionale e solidale.

Si coglie l’occasione per ringraziare il direttore della Caritas diocesana di Brescia Giorgio Cotelli, gli operatori del Segretariato Sociale del carcere di Canton Mombello e il professor Carlo Susa per la loro preziosa collaborazione.