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Martedì 22 Gennaio

NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL A BRESCIA (Seconda serata)

NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL A BRESCIA (Seconda serata)

Genere
Selezione di cortometraggi

Durata
90'

Gio Ven Sab Dom Lun Mar Mer
20.30

NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL A BRESCIA (Seconda serata)

Secondo appuntamento con la rassegna organizzata dall'Associazione di Amicizia Italia Palestina. Una evento dedicato alle migliori opere di cortometraggio provenienti dal Nazra Palestine Short Film Festival: un concorso per cortometraggi dalla e per la Palestina che come  mission la promozione di autori che nelle loro opere affrontano in maniera innovativa libertà, giustizia e emancipazione in situazioni di occupazione ed apartheid. Un festival itinerante pensato da Assopace Palestina e “Restiamo umani con Vik”, che ha già fatto scalo in molte città italiane, oltre che in Palestina, e ora passa anche da  Brescia.


Questa seconda serata prevede la visione di sette cortometraggi, ecco la scaletta in dettaglio:


LA PISCINA DI GAZA di  Luca Galassi. (Italia  - Palestina, 2017. Durata: 5')
Film vincitore del premio “Vittorio Arrigoni” Al Festival Narza.Amjed Tantish è un istruttore di nuoto a Gaza. Ha affittato degli escavatori e costruito una piscina sulla spiaggia con le macerie delle case bombardate, per consentire gratuitamente ai bambini della Striscia di imparare a nuotare.

FROM BENEATH TO EARTH di Sami Alalul (Palestina 2017. Durata: 22')
Le canzoni nel mondo arabo contemporaneo sono una forma d’arte e di contestazione al punto da essere state definite da Omar Barghouti “Intifada delle parole”; in particolare tra i palestinesi il rap ha trasformato questa forma di ribellione in un movimento politico e sociale come dimostrano tra gli altri “Slingshot Hip Hop” e “Checkpoint rock”.
In questo corto, sopra l’immaginaria visuale dell’occupazione che ruota attorno al Muro di separazione e ai graffiti che lo ricoprono, scavano le parole, sia quelle delle canzoni che soprattutto quelle delle confidenze e considerazioni di alcuni dei più famosi artisti palestinesi, (Mahmoud Jrere, Maysa Daw, Saaleek, Shadi Zaqtan, The Apostles e Rasha Nahas) che rivendicando la rivoluzione suprema come palestinesi e come artisti: la libertà di essere normali.

IN THE LAND OF ORANGES di Nadir Mauge (Palestina, 2015. Durata: 15')
Il documentario racconta il periodo di grande splendore economico e culturale di Jaffa legato al commercio delle arance attraverso la storia di due sorelle: Angele Hazboun, 94 anni e Odette, 79. Gli eventi storici a partire dalla Grande Rivolta del 1936 hanno portato Angele e Odette al repentino allontanamento da quella ridente epoca, dalla loro casa e dalla loro città natia, vivendo poi per decenni in isolamento. Il racconto del passato e dei vissuti delle protagoniste permette di comprendere la malinconia e la frustrazione della perdita dell’identità storica di Jaffa e con essa anche la loro. L’eccellente fotografia in bianco e nero riesce al pari dei loro racconti, a trasmettere con forza il dramma della decadenza di Jaffa e di tutta la Palestina.

CONGRATULATIONS FOR THE NEW WALL PAINT di Wisam Aljafari (Palestina, 2017. Durata: 7')
Film muto giocato su ottimi tempi comici e buona gestualità ambientato nel campo profughi di Deisha che vede rincorrersi ragazzi armati di bombolette spray che scrivono slogan politici su ogni muro disponibile ed un proprietario di casa che sempre meno pazientemente le cancella...finchè con l’ultima qualcosa cambierà.

BREAKING NEWS di Ismahane Lahmar (Palestina, 2017. Durata: 4')
Il bancone di un pub ed un mega-televisore sono la scena su cui viene catapultato un uomo di cui vediamo dettagli che beve e danza su breaking news di calcio, musica e guerra: la vittoria di Mohammed Assaf all’Arab idol riuscirà a cambiare qualcosa?

A DROWNING MAN di Mahdi Fleifel (Danimarca, Inghilterra, Grecia, 2017. Durata: 15')
Solo in una città-limbo ai confini dell’Europa, un’Atene livida tutta virata sui toni del grigio, un giovane profugo palestinese è costretto ad ogni tipo di espediente per provare a sopravvivere scendendo sempre più in fondo. Primo film di fiction dopo anni da documentarista, ha comunque un solido apparato di ricerca: il cast è composto da rifugiati palestinesi arrivati in Grecia attraverso la Turchia; lo script si basa su molti dei loro racconti e costituisce la base per il prossimo lungometraggio Men in the Sun.
A Drowning Man ha vinto il Grand Prix al Festival di Cork e il Muhr Award al Festival di Dubai.

JUTHOUR di Claudia Rivera Eltit. (Cile, Spagna, Palestina, 2017. Durata: 20').
In Cile c’è la più grande comunità palestinese di tutta l’America Latina arrivata all’inizio del secolo scorso e stabilitasi sia nella capitale che nelle zone dell’interno al punto tale che un famoso proverbio dice: “non c'è un solo villaggio cileno che non abbia il suo prete, il carabiniere e il suo palestinese”. Questo documentario in puro stile classico, con interviste ai protagonisti che parlano rivolti alla telecamera, racconta le esperienze di un gruppo di giovani cileni di terza generazione prima, durante e dopo il loro viaggio in Palestina: dagli interrogatori fiume alla frontiera allo shock di ritrovarsi davanti al muro di separazione, dalle frustrazioni dell’attesa ai check-point alla presa di consapevolezza della resistenza quotidiana dei palestinesi.

Tutti i cortometraggi sono in lingua originale con sottotitoli in italiano.


Ingresso a biglietto unico: 5 euro.