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Giovedì 20 Febbraio 2014

SU RE

di Giovanni Columbu

SU RE

Un film di
Giovanni Columbu

Con
Fiorenzo Mattu, Pietrina Menneas, Tonino Murgia

Genere
religioso

Durata
80

Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
20.45

SU RE

"Una Passione ambientata fra i paesaggi più aspri della Sardegna, con un Golgota di rocce aguzze che fa male solo a guardarlo e cieli, nuvole, nebbie che esaltano l'espressività fuori squadra degli attori non professionisti. La più grande storia del mondo, e la più raccontata, rivissuta come se non l'avessimo mai vista prima grazie al dialetto, alla forza di quei volti e quei corpi, a un racconto che va avanti e indietro nel tempo, con insistenze e ritorni a sottolineare il rito e il dolore che lo accompagna. Un esempio raro quanto prezioso di cinema autenticamente religioso (che non significa confessionale, anzi: 'Su Re' commuove profondamente credenti e non). In linea con la severità, produttiva e espressiva, che oggi sembra tornare alla ribalta perfino in Vaticano, e che è l'opposto della pornografia del dolore imperante in tanto pessimo cinema e tv di argomento religioso. Non era facile fare tabula rasa di un'iconografia millenaria, ma Columbu lavora su più fronti. I paesaggi, così insoliti e scabri, ma in fondo obbedienti alla logica che ha spinto per secoli i pittori a reambientare la vita di Cristo nelle loro contrade. Gli interpreti, provenienti «da zone diverse, di mare e di terra, come nei Vangeli». L'oralità, che appartiene ai suoi attori come le rughe scolpite sui loro volti e dà a ogni loro parola un'ampiezza inusitata, nello spazio e nel tempo. Ma 'Su Re' guarda anche ai Vangeli apocrifi, al cristianesimo delle origini, al profeta Isaia, secondo cui il Messia non avrebbe avuto «apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi». Ed ecco un Cristo finalmente ordinario, plebeo, senza ricatti e riscatti estetici. Mentre Giuda, con coraggiosa intuizione, è il più giovane, il più ingenuo, il più smarrito degli apostoli. E a dire lo strazio di Maria basta un'inquadatura semplicissima e geniale dei suoi piedi stanchi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero')