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da Venerdì 28 Marzo a Mercoledì 2 Aprile 2014

HANNAH ARENDT

di Margarethe von Trotta

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HANNAH ARENDT

Un film di
Margarethe von Trotta

Con
Barbara Sukowa, Axel Milberg, Janet McTeer

Genere
drammatico

Durata
113'

Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
21.00 non progr. 18.00 e 21.00 17.00 - 21.00 21.00 18.00 - 21.00

HANNAH ARENDT

Nel 1940, la filosofa ebreo-tedesca Hannah Arendt fugge con il marito e la madre dagli orrori della Germania nazista e, grazie all'aiuto del giornalista americano Varian Fry, si trasferisce negli Stati Uniti. Divenuta tutor universitario e attivista della comunità ebraica di New York, Hannah inizia a collaborare con alcune testate giornalistiche, tra cui il New Yorker che la invia in Israele per seguire da vicino il processo contro il funzionario nazista Adolf Eichmann. Da qui Hannah prenderà spunto per scrivere il libro "La banalità del male", un testo che susciterà molte controversie.

 

 "La critica giapponese lo ha messo tra i dieci migliori film dell'anno, e sul New York Times lo hanno definito: «Un film ardente, che si avrebbe voglia fosse una miniserie per prolungare il piacere della visione».
Ha una giusta punta d'orgoglio nella voce quando lo dice, e gli occhi che brillano, Margarethe Von Trotta. Eppure questo suo 'Hannah Arendt' in Italia non ce l'avrebbe mai fatta a uscire in sala (...) senza l'energia di una piccola distribuzione indipendente, la Ripley's che lo distribuisce in versione originale - fondamentale per capire il lavoro sull'accento fatto dalla protagonista, Barbara Sukowa, icona della cineasta, nel dare vita alla filosofa tedesca.
Una storia di donne possiamo anche dire, in affinità a quei personaggi femminili di intelligenza rivoluzionaria e disturbante - in un mondo maschile - che abitano il cinema di Von Trotta: tra le altre Rosa Luxemburg, Hildegard von Bingen, o le sorelle di 'Anni di piombo', perché Von Trotta come molto cinema tedesco della sua generazione (penso a Fassbinder) ha scavato dentro al terrorismo nel suo paese senza retorica né enfatici imbarazzi bugiardi. 

Lei sorride, e racconta di quando girando alcune scene in Lussemburgo, nell'ufficio del rettore dell'Università, questi le abbia detto: «Non ho mai sentito muovere rimproveri e accuse a colleghi maschi come quelli scagliati contro Arendt». [...] Siamo nel 1960, a New York, dove Arendt vivrà fino alla morte, nel 1975. Il periodo che Von Trotta, e la co-sceneggiatrice del film Pamela Katz hanno scelto per il film, è quando la filosofa accetta la proposta del New Yorker di coprire per loro con una serie di articoli il processo in Israele al nazista Adolf Eichmann. Arendt a differenza di altri vuole capire cosa è accaduto, le ragioni e le modalità. E anche altro, perché ad esempio, il suo maestro Heidegger si era messo dalla parte dei nazisti. (...)

Cristina Piccino, 'Il Manifesto'

 

La proiezione di mercoledì 2 aprile alle ore 21.00 sarà preceduta da una breve introduzione di Piergiorgio Chiarini, dell Fondazione San Benedetto. La presentazione è organizzata in collaborazione con Centro Culturale Città Europa e Fondazione San Benedetto.