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da Giovedì 14 Febbraio a Mercoledì 20 Febbraio

SE LA STRADA POTESSE PARLARE

di Barry Jenkins

SE LA STRADA POTESSE PARLARE

Un film di
Barry Jenkins

Con
KiKi Layne, Stephan James, Regina King, Teyonah Parris, Colman Domingo

Genere
Drammatico

Durata
119'

Gio Ven Sab Dom Lun Mar Mer
21.00 (v.o. sott.) 17.00 – 19.15 n.p. 16.00 - 21.00 n.p. n.p. 15.00 (4 euro)

SE LA STRADA POTESSE PARLARE

Anni’70, quartiere di Harlem, Manhattan. Uniti da sempre, la diciannovenne Tish e il fidanzato Alonzo, detto Fonny, sognano un futuro insieme. Quando Fonny viene arrestato per un crimine che non ha commesso, Tish, che ha da poco scoperto di essere incinta, fa di tutto per scagionarlo, con il sostegno incondizionato di parenti e genitori. Senza più un compagno al suo fianco, Tish deve affrontare l’inaspettata prospettiva della maternità. Mentre le settimane diventano mesi, la ragazza non perde la speranza, supportata dalla propria forza interiore e dall’affetto della famiglia, disposta a tutto per il bene della figlia e del futuro genero. Dopo aver vinto l'Oscar con Moonlight, Barry Jenkins porta sullo schermo uno dei libri più noti e apprezzati di James Baldwin, "If Beale Street Could Talk". Un romanzo scritto dopo gli assassinii di Malcolm X e Martin Luther King e dunque intriso di tutta la disillusione e la rabbia che quel momento storico poteva ispirare nella comunità afroamericana e non solo, eppure un romanzo pieno di amore.

"Barry Jenkins l'ha rifatto. Il regista nemmeno quarantenne premiato a sorpresa con Miglior Film all'Oscar del 2017 (vi ricordate la gaffe di Warren Beatty?) grazie all'opera seconda Moonlight è tornato ad ammantare di bellezza, positività e delicatezza una storia di sofferenza, razzismo e prevaricazione. Tratta dall'omonimo romanzo di James Baldwin, la pellicola racconta in modo non lineare una storia di amore e orrore dove a vincere è sempre e comunque la purezza. Attraverso l'escamotage narrativo del montaggio non lineare, Jenkins vuole dirci che non conta se Fonny è dietro le sbarre o nel suo loft da artista a disegnare opere d'arte. Non è importante l'esito delle azioni ma l'intima convinzione di operare sinceramente sia che si tratti del tentativo di far incontrare le famiglie di Tish e Fonny dopo la notizia della gravidanza di lei sia che si parta in missione disperata (lo fa la mamma di Tish) in quel di Porto Rico per provare a parlare con l'accusatrice di Fonny. È il momento più bello di tutto il film, forse in grado di regalare a una maestosa Regina King l' Oscar per Miglior Attrice Non Protagonista, dive già consacrate dall'Academy de La favorita (Emma Stone e Rachel Weisz) permettendo. Difetti? A volte Jenkins esagera con lo slogan dei 60 black is beautiful e quindi quasi più belli gli attori che bello il film. Ma è una mancanza perdonabile visto che erano anni, diciamo dal primo Spike Lee, che non vedevamo cinema black così sexy e scevro dai cliché di rabbia e frustrazione. Jenkins crede in un avvenente stoicismo. Baldwin sognava che il suo libro fosse tradotto sullo schermo o dal Gordon Parks di Shaft (il cinema blaxploitation, a suo modo, lavorò nella direzione del fascino come risposta al razzismo o addirittura dal Truffaut della soave Nouvelle Vague. Sarebbe stato fiero di questo adattamento così morbido e soffuso? Mistero. Ma ci piace pensare di sì." (Francesco Alò, Il Messaggero)