Un cinema o forse piĆ¹.

GIUGNO

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SELFIE

di Agostino Ferrente

SELFIE

Un film di
Agostino Ferrente

Genere
Documentario

Durata
76'

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Napoli, Rione Traiano. Nell’estate del 2014 un ragazzo di sedici anni, Davide, muore, colpito durante un inseguimento dal carabiniere che lo ha scambiato per un latitante in fuga. Davide era incensurato e non aveva mai avuto alcun problema con la giustizia. Come tanti adolescenti della sua età, cresciuti in quartieri difficili, aveva lasciato la scuola e sognava di diventare calciatore. Anche Alessandro e Pietro hanno 16 anni e vivono nel Rione Traiano. Sono amici fraterni, diversissimi e complementari, abitano a pochi metri di distanza, uno di fronte all’altro, separati da Viale Traiano, dove fu ucciso Davide, infatti furono tra i primi ad avvertire il colpo di pistola e raggiungere il corpo senza vita del loro vicino di casa.
Alessandro e Pietro accettano la proposta del regista di auto-riprendersi con il suo iPhone per raccontare in presa diretta il proprio quotidiano, l’amicizia che li lega, il quartiere che si svuota nel pieno dell’estate, la tragedia di Davide. Non saranno soli durante le riprese, il regista sarà sempre con loro a guidarli, ma oltre che protagonisti del documentario ne saranno anche cameraman. E il quartiere appare nello sguardo dei due ragazzi come una parafrasi dell’Infinito di Leopardi, che Alessandro prova finalmente a raccontarci: circondato da un muro che esclude la conoscenza di tutto ciò che sta al di là e che forse, si augura, un giorno, almeno i suoi figli, potranno finalmente conoscere.

"Ferrente sceglie di fare un doc come fosse un lungo piano sequenza senza mai avere o accennare a un controcampo. È tutto un grande video-selfie, solo le immagini gelide e quasi cupe delle telecamere di videosorveglianza offrono un punto di vista diverso, non umano ma meccanico e globale. Selfie è un film che ha un’idea forte, che ha dei protagonisti incredibilmente ignari della loro forza e profondità. È un progetto che mostra un cinema capace di sperimentare, di azzardare, di rinunciare momentaneamente anche a qualche figura da set (come quella del direttore della fotografia in questo caso) mettendo in gioco le emozioni, le sensazioni e soprattutto lasciando spazio a una visione fanciullesca della vita. La visione di ragazzi diventati adulti forse troppo presto". (Margherita Bordino, Art Tribune)