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PARASITE

di Bong Joon-ho

PARASITE

Un film di
Bong Joon-ho

Con
Song Kang-ho, Sun-kyun Lee, Yeo-jeong Jo

Genere
Drammatico

Durata
132'

PARASITE

Ki-woo vive in un modesto appartamento sotto il livello della strada. La presenza dei genitori, Ki-taek e Chung-sook, e della sorella Ki-jung rende le condizioni abitative difficoltose, ma l'affetto familiare li unisce nonostante tutto. Insieme si prodigano in lavoretti umili per sbarcare il lunario, senza una vera e propria strategia ma sempre con orgoglio e una punta di furbizia. La svolta arriva con un amico di Ki-woo, che offre al ragazzo l'opportunità di sostituirlo come insegnante d'inglese per la figlia di una famiglia ricca: il lavoro è ben pagato, e la villa del signor Park, dirigente di un'azienda informatica, è un capolavoro architettonico. Ki-woo ne è talmente entusiasta che, parlando con la signora Park dei disegni del figlio più piccolo, intravede un'opportunità da cogliere al volo, creando un'identità segreta per la sorella Ki-jung come insegnante di educazione artistica e insinuandosi ancor più in profondità nella vita degli ignari sconosciuti.

 

Il film vincitore della Palma d'oro al 72° Festival di Cannes, ha messo d'accordo tutti i nove giurati guidati da Alejandro González Iñárritu.


"Si ride di gusto, in "Parasite", ma si ride amarissimo. Il film è intessuto di sequenze strepitose, molte delle quali (e sono tante) vantano un climax drammaturgico inesorabile, irresistibili meccanismi a orolegeria. Il film è diretto con impeccabile perizia, tutto il registro linguistico scelto da Bong è di alto livello, dalla composizione delle inquadrature alla geometria dei carrelli, dal montaggio al montaggio interno alle inquadrature (anche i quadri sono costruiti con precisione geometrica, tra campo e fuoricampo, primo piano e secondo piano). Da segnalare poi un memorabile contrappunto musicale spesso in antitesi all'intonazione delle scene: si va da Beethoven al pop italiano, con un gusto tale per l'antifrasi  da rasentare la genialità di Kubrick in "Arancia Meccanica" (concedeteci il riferimento, non l’accostamento) più che il semplice divertissement postmoderno". (Stefano Santoli, Ondacinema.it)