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DICEMBRE

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da Venerdì 22 Novembre a Lunedì 25 Novembre

L'ETÀ GIOVANE

di Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne

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L'ETÀ GIOVANE

Un film di
Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne

Con
dir Ben Addi, Olivier Bonnaud, Myriem Akheddiou, Victoria Bluck, Claire Bodson

Genere
Drammatico

Durata
84'

Gio Ven Sab Dom Lun Mar Mer
17.00 21.00 18.15 - 21.00 *21.00 (*v.o. sott.)

L'ETÀ GIOVANE

L'undicesima opera dei fratelli Dardenne, che ha meritato il Premio per la Miglior regia all'ultimo Festival di Cannes. La storia di Ahmed, 13enne belga musulmano intenzionato ad abbracciare il radicalismo della sua religione. Cresciuto nel Belgio moderno, il ragazzo subisce l'influsso del suo imam, Youssouf, che professa ideali di purezza e di castigo contro coloro che non rispettano le regole, come la docente del ragazzo, definita apostata. L'uomo percepisce l'energia di Ahmed e lo plasma a tal punto che il ragazzo è determinato a compiere un omicidio in nome di quelle convinzioni religiose che gli sono state inculcate. Ahmed diventa imperscrutabile, nessuno sembra riuscire a comunicare con lui, né la madre né i suoi coetanei e né tanto meno la sua professoressa. Ormai chiuso in se stesso e nei suoi pensieri, il giovane integralista si ritroverà di fronte a una dura scelta: macchiare le sue giovani mani (e la fedina penale) di sangue o mantenere la sua purezza adolescenziale?


"[...]Avengers dell’anima, i due fratelli belgi, ma senza mai retorica, al netto di effetti speciali e colonna sonora, sempre e solo instancabilmente appiccicati al corpo del ragazzo, alla sua febbrile irrequietezza fisica, che ne esteriorizza una spirituale. Il cinema di chi è sorretto da una fede incrollabile nel genere umano e nell’evidenza delle immagini: come sosteneva Bresson (il maestro di Schrader: c’è qui una linea genealogica in atto, nel segno di una spiritualità sposata all’austerità estetica), l’idea più preziosa del film, è anche quella che devi nascondere meglio. Qui è nascosta così bene, fra le pieghe e negli anfratti del corpo acerbo di Ahmed, che si intravede solo nell’ultima, memorabile sequenza. Prima appunto bisogna cadere, anzi precipitare: la drammaturgia di un corpo disteso e inerme che, con l’eloquenza muta del dolore, racconta che sì, alla fine, l’umanità anche questa volta ce l’ha fatta". (Leonardo Gandini, Cineforum.it)