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Martedì 14 Gennaio

NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL 2020 (Prima serata)

di Associazione Amicizia Italia Palestina

NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL 2020 (Prima serata)

Un film di
Associazione Amicizia Italia Palestina

Genere
Cortometraggi, Documentari

Durata
95'

Mar Mer Gio Ven Sab Dom Lun
20.30

NAZRA PALESTINE SHORT FILM FESTIVAL 2020 (Prima serata)

L'associazione Amicizia Italia Palestina organizza una rassegna dedicata alle migliori opere di cortometraggio provenienti dall'edizione 2019 del Nazra Palestine Short Film Festival. Un concorso per cortometraggi da e per la Palestina che come  mission ha la promozione di autori che nelle loro opere affrontano in maniera innovativa libertà, giustizia e emancipazione in situazioni di occupazione ed apartheid. Un festival itinerante pensato da Assopace Palestina e “Restiamo umani con Vik”, che ha già fatto scalo in molte città italiane, oltre che in Palestina, e che per il secondo anno passa anche per Brescia, sullo schermo del Nuovo Eden.


La prima serata prevede la visione di otto cortometraggi, ecco in dettaglio la scaletta:

VIK RESTIAMO UMANI di Giulia Cacchioni. (Italia 2019. 4'). Opera vincitrice della menzione speciale Vik utopia

STRANGE CITIES ARE FAMILIAR  di Saeed Taji Farouky (Regno Unito, 2016. 20’).
Un film che parla di ricordi, sensi di colpa e resilienza. Ispirandosi alla sua storia personale e agli scritti di Mourid Barghouti, il regista racconta la storia di Ashraf, un uomo palestinese che vive da anni nel Regno Unito. Ashraf, ormai anziano, è perseguitato dai ricordi delle promesse che non ha potuto mantenere e della famiglia che non è riuscito a proteggere. Film vincitore del Premio Miglior Fiction

THE BUS DRIVER di Iyad Alasttal (Palestina, 2016. 14’).
La vita quotidiana e il lavoro di Salwa, che guida un pulmino per portare i bimbi all’asilo. Tra chiacchiere e risate, il tragitto si snoda tra le stradine di Gaza mentre Salwa sfata tutti i pregiudizi sulle donne arabe-musulmane svelando un’incredibile fiducia nel futuro. Film vincitore del Premio Miglior Documentario.

COFFEE POT di Thaer Al Azzah, (Palestina, 2018, 10’).
Jum’a vive in un campo profughi. Ogni giorno, la mattina presto, va all’ingresso del campo e si guadagna da vivere vendendo caffè. Avrebbe bisogno di un secondo lavoro, ma l’unica possibilità che trova è demolire la casa di un altro palestinese, prima che lo facciano le forze di occupazione addirittura addebitandone i costi.

BLOODY BASIL di Elia Ghorbiah (Palestina, 2017, 15’).
Prodotto in collaborazione con “Social and Economic Policies Monitor-Al Marsad”, denuncia la nuova schiavitù delle lavoratrici palestinesi che a causa dell’occupazione militare e della confisca delle terre sono costrette a lavorare nelle colonie. Menzione speciale Gender Look.

THE PIPE di Sami Zarour (Palestina, 2019, 10’).
Realtà e fantasia iniziano a fondersi e confondersi nella mente di un detenuto condannato ad un isolamento inquietante e alla disperata ricerca di un contatto con l’Altro. Tratto da una storia vera scritta da Mohammad Khamees, ex prigioniero palestinese in Israele, approfondisce il lato psicologico della detenzione - prospettiva insolita per il cinema palestinese – e celebra la resilienza intesa come orgoglio verso le piccole vittorie sui carcerieri e sull’intero sistema di oppressione e ingiustizia.

TAKE 3 di Ayelet Bechar (Israele - Palestina, 2016, 15’).
Da una manciata di fotogrammi in bianco e nero su un rifugiato palestinese in
preghiera in intima connessione col suo territorio in un documentario del 1969 e poi sullo stesso uomo ripreso a colori in un documentario del 2000 parte una riflessione sul senso e sull’etica del cinema: che influenza ha il genere e lo stile sul contenuto? Quale la relazione tra regista e i soggetti filmati? E soprattutto può un regista israeliano descrivere e trasmettere l’esperienza e le emozioni di un rifugiato palestinese?

JOURNEY OF WAVES di Linda Paganelli (Palestina - Germania, 2018, 5’).
Dopo lo splendido “Drawning Man” della scorsa edizione, un altro film che parla delle migrazioni nel Mediterraneo. Il gommone in avaria, in mezzo al mare immenso, diventa estensione emozionale di Wisam, un gazawi in fuga, tra senso di impotenza e rabbia di fronte alle ingiustizie verso un finale circolare che lo riporta all’inizio.

Ingresso 5 euro. I biglietti verranno messi in vendita la sera stessa, pertanto non è possibile la prenotazione.