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DICEMBRE

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da Venerdì 10 Dicembre a Lunedì 13 Dicembre

IL BAMBINO NASCOSTO

di Roberto Andò

IL BAMBINO NASCOSTO

Un film di
Roberto Andò

Con
Silvio Orlando, Giuseppe Pirozzi, Lino Musella, Imma Villa, Salvatore Striano

Genere
Drammatico

Durata
110'

Ven Sab Dom Lun Mar Mer Gio
21.00 18.30 21.00 17.00

IL BAMBINO NASCOSTO

Gabriele Santoro vive in un quartiere popolare di Napoli ed è titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella. Una mattina, mentre sta radendosi la barba, il postino suona al citofono per avvertirlo che c’è un pacco, lui apre la porta e, prima di accoglierlo, corre a lavarsi la faccia. In quel breve lasso di tempo, un bambino di dieci anni si insinua nel suo appartamento e vi si nasconde. “Il maestro”– così lo chiamano nel quartiere - se ne accorgerà solo a tarda sera. Quando accade, riconoscerà nell’intruso, Ciro, un bambino che abita con i genitori e con i fratelli nell’attico del suo stesso palazzo. Interrogato sul perché della sua fuga Ciro non parla. Nonostante questo, il maestro, d’istinto, decide di nasconderlo in casa, ingaggiando una singolare, e tenace, sfida ai nemici di Ciro. Scoprirà presto che il bambino è figlio di un camorrista e che, come accade a chi ha dovuto negare presto la propria infanzia, Ciro ignora l’alfabeto dei sentimenti. Silenzioso, colto, solitario, il maestro di pianoforte è uomo di passioni nascoste, segrete. Toccherà a lui lo svezzamento affettivo di questo bambino che si è sottratto a un destino già scritto. Una partita rischiosa in cui, dopo una iniziale esitazione, Gabriele Santoro si getta senza freni.

Poiché siamo a Mater Dei, nel cuore di Napoli, accanto al Rione Sanità, tutto è insieme simbolo e corporalità. Ciro ha un padre camorrista, una madre in gramaglie, e codici fisici e comportamentali da baby criminale. Gabriele, che mentre si rade recita Kavafis, ha un padre magistrato, un fratello sprezzante , un ex-allievo dai modi loschi anche se ama Schumann. Mentre il pianista e il bambino si scoprono, si detestano, poi naturalmente imparano a capirsi e a volersi bene, accadono cose bizzarre. Fuori però il cerchio si stringe. E anche se Andò non concede un fotogramma alla retorica post-Gomorra, quell’assedio invisibile è più minaccioso di mille scene d’azione. Anche perché adattando e riscrivendo (con Franco Marcoaldi) il suo romanzo per lo schermo, il regista palermitano e la sua piccola orchestra di interpreti straordinari tengono tutto sapientemente su un registro sempre molto fisico, concreto, diretto, scandendo l’avvicinamento progressivo fra quei due fuggiaschi con segni vividi e immediati. Nuova insomma non è la situazione (la fabula). Nuovo è lo sguardo obliquo poggiato su quel microcosmo ipermediatizzato. Così, tra un omaggio a Totò e un gesto di amore filiale (Orlando si scopre sentimenti paterni, ma intanto accudisce il proprio genitore), si disegna la possibilità di un riscatto che per ora possiamo solo sognare. E Napoli si conferma capitale del miglior cinema italiano. (Fabio Ferzetti, L'espresso)