Un cinema o forse piĆ¹.

GENNAIO

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IL CAPO PERFETTO

di Fernando León de Aranoa

IL CAPO PERFETTO

Un film di
Fernando León de Aranoa

Con
Javier Bardem, Manolo Solo, Almudena Amor, Óscar de la Fuente, Sonia Almarcha

Genere
Commedia

Durata
115'

IL CAPO PERFETTO

Quasi vent'anni dopo "I lunedì al sole", Javier Bardem e Fernando León de Aranoa tornano a parlare del mondo del lavoro: questa volta però sono dall'altra parte della barricata, dalla parte del padrone, di colui licenzia e non di chi può essere licenziato.
Probabilmente i buoni capi di azienda non esistono e “Il capo perfetto” ce lo dimostra. Il film si svolge all’interno e intorno alla fabbrica Blancos, dove tutte le cose devono essere sempre in equilibrio. Dopotutto, producono bilance di tutte le forme e dimensioni. Lì, il capo apparentemente benevolo, Blanco (uno straordinario Javier Bardem), sta preparando la sua forza lavoro per un’imminente ispezione da parte di un gruppo in visita alle imprese locali per selezionarne una per un premio prestigioso. Ma far sembrare un’azienda in equilibrio e meritevole di un premio, non è una cosa semplice soprattutto se il capo è incline ai disastri.

Credo che sia possibile realizzare un cinema complesso ed artisticamente ambizioso, un cinema che lasci il segno di chi siamo, del momento storico in cui viviamo e che al contempo ci diverta, stuzzichi la nostra curiosità e ci commuova e lo faccia utilizzando l’umorismo, a volte magari anche a cuor leggero, con una certa durezza ma senza rinunciare all’impegno, alla verità o alla poesia. Il cinema che esamina le radici stesse di chi e cosa siamo alla ricerca dell’ipotesi di cosa diventeremo un giorno. Il cinema con una finestra aperta sull’esterno, che affronti quello che succede fuori, per le strade del paese in cui viviamo, nelle nostre case, nella nostra camera da letto, nel nostro luogo di lavoro. Da un punto di vista visivo “Il Capo perfetto” cerca una sensazione trasparente di realtà senza voltare le spalle ad un’immagine luminosa e sofisticata. La fotografia di Pau Esteve ritrae in maniera elegante il freddo arazzo industriale sullo sfondo del quale viene dipinto il calore dei personaggi e dei loro conflitti.
Il linguaggio della macchina da presa, simmetrico, orizzontale ed armonioso all’inizio, specchio dell’equilibrio perfetto che Blanco ha raggiunto nella vita personale e nella sua fabbrica, tra i suoi lavoratori, diventa più instabile e dinamico mano a mano che si procede nel film. La vertigine della macchina a spalla sostituisce l’orizzontalità delle immagini iniziali mano a mano che accompagna la deriva del nostro protagonista.
Questo è un qualcosa che fa anche la musica del film: giocosa e amichevole all’inizio, apparentemente leggera, getterà la maschera nella stessa misura in cui lo fa Blanco. La colonna sonora di Zeltia Montes è una prodigiosa riscrittura musicale della mia sceneggiatura, una seconda pelle del film che cattura la complessità del suo tono, il suo complesso equilibrio. (Il regista, Fernando León de Aranoa)